Il caso di Don Paolo Spoladore
Quasi un mese fa abbiamo visto in prima pagina l’articolo nel che parlava del noto prete padovano don Paolo Spoladore il quale ha ricevuto la notizia di avere un figlio di 8 anni da una donna che ha presentato al legale la richiesta di riconoscimento del figlio, da parte del prete, con tanto di test del DNA.
Molte sono state le critiche ed i commenti su questo fatto, in un articolo del Corriere del Veneto un giornalista sembra quasi attaccare il Don Rock parlando dei suoi costosissimi corsi di ipnosi e di musica, della sua lussuosissima villa in cui abita a Codiverno, della “Usiogope Srl”, la società di don Paolo Spoladore che nel 2008 ha chiuso il bilancio con un fatturato che si avvicina ai 900 mila euro, e del “silenzio d’oro” del sacerdote di fronte a questa donna che dichiara di essere stata lasciata in cinta, dall’amatissimo e famosissimo prete, ben 8 anni fa. Molte persone hanno risposto a queste affermazioni difendendo il presunto “prete padre”, altri invece hanno affermato che è senza dubbio un grande oratore ed un abile comunicatore e che, essendo anche un bell’uomo non stupirebbe il fatto che abbia un figlio.
Noi non vogliamo tirare conclusioni o dare giudizi ma a quanto pare sono sempre più i casi di “grandi discepoli della chiesa” che finiscono nelle prime pagine dei giornali con notizie simili, casi che, tra l’altro, si avvicinano anche a Milingo che è un prete sposato.
Vogliamo dare voce a questi fatti perchè forse qualcosa sta veramente cambiando nella chiesa.
Qualcuno di voi ha mai frequentato un corso, o assistito ad un concerto, oppure ha in qualche modo conosciuto don Paolo Spoladore? Se si cosa ne pensi di questa notizia? E perchè secondo te don Paolo Spoladore non si è ancora dichiarato in merito?
marzo 29, 2010 | Posted by admin
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Il sacerdote coinvolto del caso della petrenità taciuta per anni, non si è presentatao in tribunale (maggio 2010) e non si è presentato al test del dna disposto dal tribunale dei minori. Unico modo per poter dimostrare la sua eventuale estraneità alla vicenda
27 luglio 2010 – corrieredelveneto.it
PADOVA — L’ultimo «no» don Paolo Spoladore l’ha rivolto al perito del tribunale dei minorenni, che lo aveva convocato quest’oggi a Mestre per il test del dna.
Il sacerdote, che già aveva rifiutato di costituirsi in giudizio nella causa di accertamento della paternità che lo vede coinvolto — avviata dalla denuncia di un donna di 49 anni, che lo ritiene il padre del proprio figlio di 8 —, ha risposto che non ci sarà.
Decidendo di non fare l’esame che lo avrebbe potuto scagionare, tuttavia, don Paolo consegna nelle mani del giudice minorile Maria Teresa Rossi un pesantissimo elemento di prova a suo carico.
In pratica, si preclude la possibilità di vedersi riconoscere ogni ragione.
La Diocesi
Benché non del tutto inattesa, la presa di posizione del prete, sospeso lo scorso giugno dalla Diocesi di Padova dall”esercizio del ministero presbiteriale, segna una linea di demarcazione netta nell’intera vicenda. Per la curia, però, quest’ultimo episodio non muta il quadro della situazione. «Per noi non cambia niente — dice don Paolo Doni, vicario del vescovo —. Ci siamo già espressi e in ogni caso la decisione di procedere all’esame del dna non rientra nelle nostre competenze. Altrettanto posso dire che noi non abbiamo suggerito a don Paolo di sottoporsi o meno alla prova». «Donpa» va a Brescia La Diocesi, invece, resta sempre molto vigile sull’altro fronte caldo che contraddistingue l’affaire Spoladore. E cioè quello dei suoi (discussi) corsi di formazione in comunicazione e medicina alternativa tenuti dal prete, già finiti al centro anche di un’indagine dell’Ordine dei Medici.
«Sono iniziative di cui il sacerdote risponde personalmente e non hanno alcuna approvazione da parte dell’autorità ecclesiastica», aveva reso noto lo scorso 25 giugno il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo.