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La Chiesa alle strette: Scatta l’ora dei preti sposati

Nozze in vista per Maurizio Calipari? Il brillante sacerdote, fratello di Nicola Calipari, l’agente del Sismi ucciso in Iraq, ha chiesto un periodo di riflessione per meditare sulla sua vocazione. Esperto di bioetica, docente di teologia morale e soprattutto autorevole membro della Pontificia accademia per la vita, Calipari starebbe valutando se abbandonare il sacerdozio per una nuova vita.

Prima di lui altri casi clamorosi: Ugo Moretto, direttore del Centro televisivo vaticano, che ha lasciato l’abito talare per sposare una sua ex collaboratrice. E Paolo Curtaz, il “parroco del Papa”, che guidava la parrocchia di Introd dove Benedetto XVI ha trascorso le vacanze. Protagonista persino di uno spot tv per la raccolta dell’8 per mille a favore dei sacerdoti della Chiesa cattolica, don Curtaz ha lasciato tutto per raggiungere la sua compagna dalla quale aveva avuto un figlio.

Sono alcune delle storie degli oltre 6 mila preti sposati italiani. Tutti ricordano anche la love story del vescovo scomunicato Emmanuel Milingo con la coreana Maria Sung. Oppure il matrimonio del parroco di Monterosso, Sante Sguotti, con una giovane parrocchiana.
Ma erano solo la punta di un iceberg.
Nel mondo i sacerdoti che hanno chiesto al Papa la dispensa per sposarsi sono ormai oltre 57 mila e ogni anno circa 700 preti abbandonano l’abito talare. Una vera emergenza per la Chiesa cattolica, già alle prese con la scarsità di vocazioni sacerdotali. Migliaia di lettere sono partite dalla Congregazione per il clero, destinate ai sacerdoti che si trovano in posizione irregolare (conviventi “more uxorio“, oppure con figli non riconosciuti) affinché chiariscano quanto prima la loro posizione. Di preti sposati si torna a parlare in questi giorni: in deroga alla norma sul celibato ecclesiastico, Benedetto XVI accoglierà nella Chiesa cattolica alcune decine di sacerdoti e vescovi tradizionalisti anglicani, con mogli e figli.

Il loro primate, l’arcivescovo australiano John Hepworth, è addirittura divorziato e sposato due volte. La mano tesa di Joseph Ratzinger ai fuoriusciti della Chiesa d’Inghilterra suona come uno schiaffo per i sacerdoti sposati cattolici. “Noi siamo stati messi di fronte alla scelta obbligata fra il sacerdozio e il matrimonio, mentre preti anglicani sposati saranno accolti a pieno titolo nella Chiesa cattolica di rito latino” osserva Federico Bollettin. Classe ’75, don Federico ha lasciato la tonaca per sposare una giovane nigeriana, Fidelia, strappata dalla strada. Ora fa l’operaio e la sua storia è diventata un romanzo (Bianco e nera. Amanti per la pelle, Gabrielli editori).

Come don Federico, molti altri preti sposati vorrebbero tornare a servire la Chiesa. “Sono felicemente coniugato da 25 anni con Anna Maria ma sono contento anche di essere stato ordinato prete. Rifarei entrambe le cose” spiega il teologo e giornalista Gianni Gennari. “Fu proprio il cardinale Joseph Ratzinger a concedermi la dispensa per poter celebrare il mio matrimonio in chiesa. In futuro spero che i preti sposati possano essere valorizzati nella catechesi, nella pastorale, nella carità. Ai vescovi diocesani andrebbe rimessa la facoltà di valutare caso per caso, ma le migliaia di preti sposati sono una forza a disposizione della comunità ecclesiale alle prese con la carenza di vocazioni”.

Al Papa sono stati consegnati diversi progetti in proposito. Uno di questi è già all’attenzione della Congregazione per la dottrina della fede. Accompagnato da una vasta raccolta di firme, prevede che sacerdoti sposati con più di 25 anni di matrimonio possano essere recuperati almeno come diaconi. Nel frattempo c’è chi non ha atteso le decisioni del Papa: il vescovo di Sessa Aurunca (Caserta), Antonio Napoletano, ha nominato direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro un ex sacerdote sposato, Giovanni Monteasi.

E molte associazioni di preti sposati (in Italia Vocatio, in Germania l’Associazione dei preti cattolici e delle loro mogli, in Austria l’Associazione preti senza comunità per comunità senza preti) sono in contatto con le diocesi. In realtà l’ordinazione di uomini sposati è già permessa nelle Chiese cattoliche di rito orientale: sono oltre un migliaio i preti sposati greco-cattolici, maroniti, copti e caldei. D’altronde fino al Concilio di Trento nel 1563 non esisteva l’obbligo del celibato, gli stessi papi avevano figli. Oggi, una spinta molto forte a superare il celibato arriva dalle Chiese dell’Africa e dell’America Latina.

Diversi vescovi e cardinali latinoamericani (incluso il prefetto della Congregazione per il clero, il brasiliano Claudio Hummes) hanno chiesto al Papa la facoltà di avviare al sacerdozio i “viri probati” (uomini sposati di provata fede), poiché i pochi preti in attività non ce la fanno più a coprire le immense esigenze pastorali del continente.
Anche il giovane Ratzinger nel ’71 aveva previsto che un giorno si sarebbe arrivati all’ordinazione di “cristiani maturi” già sposati. Ma oggi appare molto più prudente. Tradizionalmente la battaglia dei preti sposati si è intrecciata con quella delle comunità di base sorte nella Chiesa cattolica dopo il Concilio Vaticano II, come spiega il giornalista Mauro Castagnaro (curatore del volume Preti sposati nella Chiesa cattolica, edizioni La Meridiana): “I preti sposati si dividono in coloro che chiedono semplicemente la riammissione nella Chiesa e coloro che, più radicalmente, suggeriscono di ripensare il ruolo e la funzione del sacerdote nella comunità ecclesiale”.

A questi ultimi appartiene Rosario Mocciaro, prete sposato della comunità di base di San Paolo a Roma: “I vescovi di molti paesi sono pronti a ordinare sacerdoti gli uomini sposati ma si scontrano con l’ostilità di una parte della curia e dei gruppi più conservatori. Il celibato dovrebbe tornare a essere una scelta libera del prete non un obbligo” sostiene Mocciaro.
Ma c’è chi recita il mea culpa per le battaglie condotte contro la Chiesa, come Giuseppe Serrone, fondatore dell’Associazione sacerdoti sposati e, in passato, portavoce dell’associazione Married priest now di Milingo: “Il clamore suscitato da Milingo ha rovinato la causa dei preti sposati. Io e mia moglie abbiamo pagato sulla nostra pelle questo clima di scontro. Ora servirebbe più pacatezza” spiega Serrone a Panorama.

Eppure, oggi anche le donne dei preti sposati alzano la voce. Pina Del Nevo, moglie di Mauro, presidente dell’associazione dei preti sposati Vocatio, è stanca di quella che definisce l’ipocrisia della Chiesa: “L’istituzione protegge e tutela i sacerdoti con la segretezza e il silenzio, purché non si sposino. Le principali vittime sono spesso le donne e i loro figli che non sono riconosciuti e non possono avere un padre regolare.

Molte accettano per anni queste situazioni impossibili solo per amore”. Così racconta un’altra donna di un sacerdote che ha chiesto di restare anonima: “A 60 anni mi ritrovo a dover ancora lavorare se voglio permettere a mio figlio di frequentare l’università mentre il padre, noncurante e menefreghista, continua a fare il prete in bella mostra, a testa alta”. Tradimenti, bugie, doppie vite: poco sembra essere cambiato rispetto a quasi 40 anni fa, quando don Marco (Marcello Mastroianni nel film di Dino Risi La moglie del prete, anno 1971) innamorato di Valeria (Sophia Loren) viene promosso monsignore affinché rinunci a sposarla.

DOPPIA FEDE: IN DIO E AL DITO

700 preti cattolici ogni anno lasciano il sacerdozio per sposarsi. Dal 1964 al 2004 gli abbandoni sono stati 69mila. Oggi nella Chiesa cattolica di rito latino ci sono 57mila ex preti sposati su 272mila sacerdoti diocesani. Nella Chiesa italiana gli ex sacerdoti sposati sono oltre 6 mila su 33mila sacerdoti diocesani.

Fonte tratta da
Panorama

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